L'ubriaco
Un uomo cammina, zoppicando vistosamente con un piede sul marciapiede e l'altro più in basso sul canale di scolo.
Un poliziotto lo nota per l'andatura sghemba e lo ferma.
“Ti devo portare in caserma!” gli dice.
“Per...ché...hic! Perché...mai? Hic! Cosa ho ...fatto? Hic!”
“Non ti accorgi di quanto sei ubriaco?Non posso lasciarti andare in giro così!”
“Ubriaco io? Hic! Ne è proprio ...hic, sicuro, sicuro?”
“Certo che ne sono sicuro! Non vedi come cammini?Traballi tutto e inciampi sui tuoi piedi!”
“Ubriaco? Oh, menomale! Hic! Per un momento...hic... ho creduto di essere diventato zoppo!”Hic!
Il campanello
Due poliziotti notano un ubriaco fermo presso un portone, che cerca di suonare il campanello di casa, ma senza riuscire ad azzeccare il pulsante giusto, preme su tutti quelli del citofono. Lo raggiungono e lo interrogano:” Abiti qui? A che numero vuoi suonare?”
“Al numero 10!” risponde con tono incerto l'ubriaco.
Uno dei poliziotti pigia il pulsante e mentre aspettano, domanda?:” E ora? Ti aiutamo a salire a casa?”
“No, no! Non abito qui! Ora scappiamo!” risponde l'ubriaco ridendo a creapapelle!
Scusi!
Un ubriaco esce dal bar barcollando. Tenta di tornare a casa percorrendo un lungo viale alberato ma va a sbettere contro uno dei primi alberi.
Credendo sia una persona, toglie il capello con mano tremebonda e domanda scusa, quindi, prosegue ma va a sbattere di nuovo. Domanda ancora scusa e barcollando,cambia traiettoria. La storia si ripete ancora e ancora e infine, stanco di cambiare strada l'ubriaco si ferma a riflettere.
“Sarà meglio che lasci passare il corteo!” decide sedendosi su una panchina.

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